A piedi con sant’Antonio nello zaino

Il 9 ottobre si è conclusa a Padova la lunga staffetta che ha portato la reliquia del Santo nei luoghi della sua predicazione in Italia. «È stato un fiume di grazia che lungo il cammino ha portato a incontrare 10mila persone»

Tre milioni di passi con una reliquia nello zaino, 1.800 chilometri, circa diecimila persone coinvolte. S’intitola “Antonio 20-22”. È il progetto triennale ideato per valorizzare la figura del religioso portoghese Fernando Martins de Bulhõens, meglio noto come sant’Antonio di Padova, nell’anniversario degli 800 anni dalla sua vocazione francescana. “Antonio 20-22” ha esordito in Italia il 27 marzo 2021, con la rievocazione del naufragio di fra Antonio a Capo Milazzo in Sicilia, è poi continuato ad Assisi, dove un convegno interfrancescano ha celebrato l’ottocentenario del Capitolo delle stuoie, quando avvenne l’incontro tra Antonio e Francesco. Nella seconda parte del 2021 la reliquia di sant’Antonio aveva già cominciato a “camminare” in Romagna, da Montepaolo a Rimini, e nel Triveneto, da Gemona del Friuli a Padova. Quest’anno, di nuovo a Capo Milazzo, il 30 giugno scorso è partito un pellegrinaggio a piedi, che in 92 tappe ha attraversato la penisola da sud a nord, fino a concludersi a Padova, nella basilica del Santo, il 9 ottobre. Un percorso a staffetta, aperto a tutti. «Il progetto parte da noi ed è stato abbracciato da alcune delle principali realtà della famiglia antoniana», dice fra Roberto Brandinelli, provinciale del nord Italia per i frati Minori Conventuali. «L’iniziativa conta sul patrocinio dell’intera famiglia francescana d’Italia, compreso l’Ordine francescano secolare, molto presente anche tra i camminatori. Un’occasione di comunione molto bella, che potrebbe aprire la strada a nuove collaborazioni».

ACCOLTI COME PELLEGRINI

«Quando arriviamo ad ogni tappa, consegniamo la reliquia alla comunità e la riprendiamo il giorno dopo alla partenza», dice Alberto Friso, responsabile dell’ideazione e organizzazione di “Antonio 20-22”. «Durante il tempo della sosta ci integriamo nella quotidianità di chi ci ospita. Il senso è condividere. Bussiamo alla porta ed entriamo in punta di piedi, accettando l’accoglienza che ci viene riservata, qualunque essa sia. Gruppi, singoli, parroci, vescovi, religiosi… valorizzano il nostro arrivo con Messe, veglie, celebrazioni di preghiera, incontri. Le dinamiche pastorali che si attivano sono davvero le più varie».

Uno dei momenti salienti del cammino è stata la celebrazione eucaristica del 25 settembre a Forlì, per far memoria della prima predica di Antonio, che ne rivelò le doti di grande comunicatore. Altra data forte è stata il 9 ottobre, chiusura della staffetta, con la Messa nella basilica del Santo a Padova, celebrata dal cardinale Mauro Gambetti, vicario generale di papa Francesco per la Città del Vaticano. «Con molte persone incontrate lungo il cammino ci eravamo dati appuntamento per il 9. Infatti, parecchia gente ha voluto esserci per celebrare questo percorso. È stato un “fiume di grazia”», continua Friso, che aggiunge: «Non avevo mai camminato per oltre 1.000 chilometri. Ma trovo che la vera sfida non sia quella fisica, non lo sono il caldo o il dislivello: la prova è sul piano spirituale e relazionale, con te stesso, con gli altri, con Dio. E avere sant’Antonio a fianco è un’esperienza unica, una benedizione continua, un crescendo di emozioni».

«Avevamo il desiderio di celebrare gli anniversari legati a sant’Antonio – la vocazione francescana nel 1220, il suo sbarco sulle coste della Sicilia nel 1221, la predica di Forlì nel 1222 – ma, nello stesso tempo, riscoprire l’esperienza spirituale di Antonio, “imitare” la sua scelta di radicalità di vita», specifica fra Brandinelli. «Basta andare in giro con la sua reliquia e la gente accorre, non sono in Italia, ma in tutto il mondo. Antonio è conosciuto come santo che compie i miracoli, e di fatto continua a compierne. Poi, quando lo si conosce meglio, si capisce che è una figura che fa da ponte tra il tempo e l’Eterno, tra le genti e Dio».

ACCORREVANO TANTI FEDELI

Incaricato della “Peregrinatio reliquie” è fra Giovanni Milani. «Le reliquie di Antonio sono richiestissime. A partire dal 1981 hanno girato il mondo, con esperienze anche molto particolari, come quella fra i detenuti del carcere di Barcellona Pozzo di Grotto, in provincia di Messina. Ma quest’anno si è aggiunta la bellezza del camminare assieme alla reliquia (si tratta di un frammento di osso di una falange, ndr), che ha suscitato stupore e gioia – dice Milani -. Avere sant’Antonio a fianco è di forte impatto a livello spirituale, così come lo è per le comunità vederlo transitare. Ho camminato per alcune tappe e la gente accorreva per vedere la reliquia e chiedere una benedizione: adulti, anziani, piccolini, tutti volevano salutare il Santo, “super gettonato”. Per noi è un segno davvero di fede, che ci fa dire che bisogna tornare alla pietà popolare».

Il messaggio che ha testimoniato il lungo pellegrinaggio è che Antonio, come tutti i santi, è un canale che porta a Dio. fra Milani lo descrive così: «Antonio è stato un uomo colto, ma che ha saputo parlare a tutti. Un uomo del dialogo, amato anche dai musulmani. Intelligentissimo, scriveva e si esprimeva con chiarezza, semplicità, ma anche schiettezza. Sapeva usare parole molto dolci, ma anche un linguaggio forte, pure nei confronti della Chiesa. Non amava i mezzi termini perché era un profeta, e i profeti sono così».

© 2022 Romina Gobbo 

pubblicato su Credere - domenica 16 ottobre 2022 - pagg. 18, 19, 20, 21
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