Beppe Vessicchio: «Guardo alla Madonna e sono grato alla vita»

«La mia musica preferita comprende alcune canzoni ascoltate dalla voce flebile di mia madre, che le cantava per evocare i suoi momenti di gioia. I valori di una musica possono essere tantissimi e anche oggettivi, ma il modo con cui li associamo ai nostri sentimenti è altrettanto importante. In questo caso, va in vibrazione la corda della mia memoria ancestrale».

Scopriamo, così, il lato più umano del maestro Beppe Vessicchio. Napoletano, classe 1956, noto al grande pubblico soprattutto per il ruolo di direttore d’orchestra al Festival di Sanremo, fin da ragazzo rivela un orecchio attento. A colpirlo sono i particolari. Come la «sonorità di straordinario fascino mistico» dei canti in latino delle donne nella chiesa di San Clemente, quella del quartiere di Bagnoli, a Napoli, dove la famiglia Vessicchio abitava.

«Era un complesso edilizio destinato ai dipendenti della Eternit, fabbrica di manufatti amianto-cemento, dove papà lavorava come impiegato – ricorda il maestro -. Una zona troppo poco urbanizzata perché si potesse ambire a un oratorio. Noi ragazzi trascorrevamo i pomeriggi nei pressi delle nostre palazzine che, per quanto attraenti potessero sembrarci, serbavano nella loro materia la malefica tossicità dell’amianto che ha condotto alla morte tante persone. Ho mosso lì i miei primi passi nella musica, imbracciando una chitarra e poi studiando pianoforte. La partecipazione ai primi complessini, poi le collaborazioni con gli autori, e poi via via fino alla storia di oggi».

Beppe era un ragazzino “privilegiato” perché indossava scarpe appaiate, mentre molti coetanei «le usavano diverse, di forma, di colore… non avevano altro, pantaloni rattoppati e niente cappotto. Era la normalità in una zona dove l’indigenza era prevalente. Quello che più mi turbava – confida -, era il fatto che molti miei compagni di classe arrivavano a malapena alla quinta elementare. La loro unica opportunità era il lavoro nero. Trovavo fortemente ingiusta la condanna che la povertà infligge all’individuo».

Anche per questo, in tempi recenti, il maestro è stato testimonial di “Operazione pane”, la campagna dei frati dell’Antoniano di Bologna, che sostiene le mense francescane in Italia e nel mondo. «Ho avuto modo di trascorrere del tempo in quelle mense. Osservi da vicino i poteri e ti rendi conto di quanto il principio dei pari diritti sia disatteso. Questo spesso conduce a disarmonie molto dannose che nei casi più esasperati possono sfociare in una guerra, calpestando quella sacralità della vita cui fa riferimento l’etica cristiana».

FEDE E FIDUCIA NELLA VITA

E i poveri molto spesso sono bambini. Secondo l’Unicef un bambino su sei vive in condizioni di povertà estrema. «A Recife, in Brasile, dove mi sono recato per conto dell’Unicef, ho incontrato ragazzini che, grazie alla musica, si sono salvati dalla strada. Ogni ora trascorsa con loro mi è valsa anni di esperienza pedagogico-didattica. Ho ricevuto molto di più di quanto sono riuscito a dare».

Come direttore artistico dell’Antoniano, ha collaborato per anni con il coro fondato da Mariele Ventre. Commenta: «Lo stupore e la meraviglia che esprimono i bambini quando l’unione delle loro voci si fonde magicamente per creare un insieme sono contagiosi. Non è un caso che qualcuno dica che i bambini sono più vicini a Dio perché è da meno tempo che lo hanno lasciato».

Una carriera artistica importante, quella di Vessicchio, fatta di piccoli e grandi passi, specialmente legata a trasmissioni di punta della Rai come Fantastico, di Canale 5 come Amici e, naturalmente, la direzione dell’orchestra del Festival di Sanremo, a cui si aggiunge l’attività di compositore. Quest’anno, alla Scala di Milano i Solisti Scaligeri hanno eseguito una sua composizione da camera. Una grande soddisfazione: «Il giorno prima dell’esecuzione pensavo di aver raggiunto un traguardo ma, a sipario chiuso, ho sentito che era un ulteriore inizio. Ho fiducia nella vita, ho fede, anche quando quello che accade non appartiene alle previsioni che reputo per me “rosee”. Molte volte mi è capitato di comprendere in seguito che quello che si era verificato era molto più affine a me di quello che avevo desiderato. Quando non sono in grado di riconoscere i meccanismi che stanno alla base di alcuni accadimenti, ricorro alla preghiera».

«Lo faccio – confida il maestro – invocando Padre Pio e la Madonna: il frate di Pietrelcina rappresenta un uomo del mio tempo che, attraverso la crescita spirituale, assurge a quella speciale condizione che permette di dispensare il bene o soluzioni al male attraverso quelli che comunemente definiamo “miracoli”. Per quanto riguarda la Madonna, il pensiero della sua enorme grandezza di madre muove al mio interno un sentimento di dedizione e gratitudine per la vita». Una vita che l’uomo di oggi tende a calpestare, preferendo disseminare morte, come dimostrano le tante guerre in corso: «Le guerre sono il prodotto di gravi disarmonie socio-politiche-economiche. A cui si aggiungono la brama di potere, gli interessi dei mercati finanziari, delle multinazionali del gas, del petrolio, dei commercianti di armi. Concordo con papa Francesco che richiama in continuazione all’equilibrio e all’armonia dei rapporti tra i popoli».

© 2022 Romina Gobbo 

pubblicato su Credere - anno IX - n. 51 - domenica 18 dicembre 2022 - pagg. 10, 11, 12, 13, 14
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