«La memoria serve a prevenire la guerra»

La legge ha cinquant’anni, ma l’argomento che ha regolamentato è ancora tragicamente attuale. «Pensiamo all’aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina. E alla cosiddetta “mobilitazione parziale” dichiarata da Putin che comporta la chiamata alle armi di 300mila riservisti, e pensiamo ai tanti giovani russi che fuggono per evitare l’arruolamento. A seguito di ciò, sul finire di ottobre i vescovi cattolici russi hanno pubblicato un documento che richiama il diritto all’obiezione di coscienza. La memoria va tenuta viva affinché possa essere di sollecitazione positiva per il presente».

A dirlo è Carlo Fracanzani, laurea in Giurisprudenza, avvocato, esponente della sinistra democristiana, già deputato ed ex ministro, considerato uno dei padri della legge 772 sull’obiezione di coscienza, che fu il risultato di un confronto tra la sua proposta, le altre presentate alla Camera, e quella del senatore Giovanni Marcora, presentata al Senato, che ebbe la meglio. «La nostra presentava maggiori aspetti innovativi e per questo trovò più resistenze. Per accelerare i tempi, le proposte vennero esaminate dalla Commissione Difesa in sede legislativa, dove il dibattito fu approfondito. La proposta dell’amico Giovanni prevedeva che una Commissione avrebbe dovuto esaminare le motivazioni della persona che richiedeva l’obiezione. A noi questo pareva immotivato, perché andava a mettere in discussione le convinzioni interiori. Noi eravamo per l’automatismo. Inoltre, il servizio civile aggiungeva otto mesi rispetto a quello militare. E a noi questo sembrava punitivo. C’erano, poi, altri limiti, ma intanto la legge era stata approvata e rappresentava una grande svolta. Con due conseguenze immediate: la liberazione prima di Natale degli obiettori arrestati e il fatto che fungeva da apripista per il servizio civile, che all’epoca non esisteva».

«Ero giovane – continua Fracanzani -, ascoltavo i mie coetanei e le loro legittime aspirazioni. La coscienza di tanti si scontrava con le norme dell’ordinamento che prevedeva fino ad un anno di carcere per chi si rifiutava di fare il militare. Ricordo un giovane che accumulò addirittura sei giudizi, sei condanne, sei pene. Gli obiettori erano trattati peggio dei criminali comuni. Ma loro, imperterriti, gridavano il loro diritto. Di alcuni fui anche difensore in giudizio. Nel 1968 fu organizzata la prima marcia per la pace di Capodanno, che si tenne a Sotto il Monte, il paese di Giovanni XXIII. Un’iniziativa dell’attuale vescovo emerito di Ivrea, monsignor Luigi Bettazzi, allora presidente di Pax Christi, che stimavo e stimo molto». Lo stesso anno Fracanzani fu eletto a Montecitorio. «Il nostro Paese, tra gli Stati democratici d’Europa, era il solo, oltre alla Svizzera, che ancora non aveva riconosciuto l’obiezione di coscienza. Iniziative precedenti non si erano concluse positivamente in Parlamento. Sapevo che ci sarebbe stata una resistenza fortissima, perciò volli documentarmi bene. In un articolo dell’Osservatore Romano, datato 1949, trovai un primo caso di obiezione: risaliva al 1221. Un gruppo di terziari francescani, professando la Regola per la pace di san Francesco, non volle prestare giuramento di fedeltà al podestà perché avrebbe comportato il dovere di impugnare le armi. A loro difesa intervenne anche il Papa, Onorio II».

La seconda edizione della marcia della pace fu organizzata presso il carcere di Peschiera del Garda, dove era rinchiuso un buon numero di obiettori. «Rieletto nel ’72, presentai, con altri venti deputati, la nuova proposta. Fummo propositivi, sottolineando che i giovani volevano sostituire il servizio militare con l’impegno civile. Avevo anche elencato quali sarebbero potute essere le alternative: servizi di carattere assistenziale, rieducativo, conservazione del patrimonio artistico, ambientale, aiuto in caso di calamità naturale, possibilità di fare volontariato nei Paesi del Terzo mondo. L’auspicio è che i nostri giovani in servizio civile siano sempre più impegnati in ambito internazionale, ad esempio con lo sviluppo dei corpi civili di pace».

© 2022 Romina Gobbo 

pubblicato su Famiglia Cristiana - domenica 18 dicembre 2022 - pagg. 27 e 28
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