Progetto Arte Poli di Verona. Qui l’arte parla di Dio

Profumo di colla, polvere che si insinua nelle narici. Entrare nei laboratori di Progetto Arte Poli, a Verona, è come tornare indietro nella storia. D’altra parte, come dice Paolo Poli, figlio del fondatore Albano, il concetto alla base della loro azienda è «l’altra dimensione del tempo, perché – spiega – ogni volta che sul mercato viene immesso un macchinario più evoluto, noi facciamo il passo ancora più indietro. Per noi la qualità dev’essere sempre altissima ma un’imperfezione imprescindibile testimonia l’esecuzione manuale e dona all’opera un “calore”, una vibrazione, impossibili da ottenere esclusivamente con una lavorazione meccanica».

ARTIGIANI D’ALTRI TEMPI

Il direttore artistico, Andrea Mezzetti, ci conduce in questi spazi, organizzati come una bottega rinascimentale. Qui una cinquantina di professionisti tra architetti, artigiani, progettisti, maestri d’arte e tecnici, provenienti da vari Paesi del mondo, e guidati dalla generosità del maestro Albano – 87 anni di entusiasmo e passione – disegnano, realizzano, ma anche restaurano, vetrate artistiche, mosaici, affreschi e sculture. Alla Poli vengono valorizzate persone le cui abilità rischiavano di restare inespresse perché le vicende della vita le avevano portate a svolgere altre professioni. «Offrire opportunità significa anche dare un futuro all’artigianato artistico, he rischia di scomparire sotto i colpi della tecnologia», dice Paolo Poli.

Si utilizzano materie prime autentiche, dal vetro soffiato alla pietra. Mente, mani e cuore, perché la progettazione non può prescindere dalla conoscenza della storia dell’arte e dell’iconografia, ed entrambe non possono prescindere dalla tecnica. Tutto inizia con un foglio bianco e una matita. Quel primo disegno porterà alla realizzazione di un’opera unica, irripetibile. Disegnare, bramare, plasmare, dipingere, incidere, modellare, assemblare, fondere, saldare, e poi… creare: un’opera nuova, certo, ma che è testimonianza della storia, e conserva il sapore dell’antico.

E, se è vero che il mercato di oggi richiede adeguamenti nella lavorazione, perché anche una vetrata artistica dev’essere funzionale, o avere determinate caratteristiche termiche, è anche vero che sapere che quel manufatto è stato realizzato come si faceva un tempo, gli conferisce un senso di eternità, quello stesso che si prova davanti ad un’opera del Caravaggio. Sarà per questo che il “nuovo talento” scovato dalla famiglia Poli, di cognome fa Caravaggi. Figlio e nipote d’arte: nomen omen.

I 264 VOLTI DEI PAPI

Progetto Arte Poli, nata nel 1953 come vetreria artistica e poi ampliatasi con altre tipologie di lavorazioni, non è solo un’azienda ma anche un vero e proprio progetto culturale. Un mecenatismo dei nostri tempi, che si esprime attraverso la comunicazione e che stavolta andrà a favorire la divulgazione dell’opera dell’artigiano – lui lo preferisce ad artista – Lucio Caravaggi, veronese, settant’anni.

Psicologo e psicoterapeuta, laurea in Storia antica, artista, prossimo alla laurea in Scienze religiose, e poi chissà. Caravaggi intende realizzare una storia dei Papi per immagini, da san Pietro a papa Francesco: 264 riproduzioni pittoriche, con l’aggiunta del testo biografico inerente il soggetto raffigurato. Il lavoro è singolare perché ciascun Papa è dipinto nell’ambito della propria epoca, quindi in atteggiamento, costume e accessori tipici: papa Aniceto non può essere vestito come Alessandro VI, visto che a separarli sono tredici secoli.

La scelta di contestualizzare nella storia a tutt’oggi resta un unicum. «L’opera così diventa anche una storia della Chiesa per immagini – spiega Caravaggi -. Ma non solo. Le figure mostrano la continuità della tradizione della Chiesa cattolica, in quanto elementi del presente possono richiamarne altri del passato. Papa Francesco, per esempio, in più di una circostanza si è presentato abbigliato con la dalmatica rossa e il pallio, com’era in uso nel XII secolo».

I ritratti, molto luminosi, sono di dimensione 30×40, su tela incollata su supporto rigido; sono dipinti con stili diversi, utilizzando l’idropittura acrilico, particolarmente resistente, e sono completati con un fissativo che ne garantisce inalterabilità e durevolezza. La postura è frontale, i volti sono riconoscibili. I Papi santi sono realizzati nell’atto benedicente e hanno l’aureola. Al momento 62 ritratti sono pronti, altri 70 aspettano solo di essere dipinti, ne mancano ancora 120, ma in un paio d’anni l’artista pensa di poter concludere il progetto. Che comprende anche la realizzazione di un volume, Novo Liber Pontificalis, che racchiuderà le biografie dei Papi, e il racconto dell’azione della Chiesa in quel periodo storico. Ma un’opera gigantesca presuppone una struttura gigantesca per la collocazione. Caravaggi pensa a una chiesa costruita ex novo, in uno stile sobrio, severo, romanico. Ma, quando il pensiero diventa sogno, egli azzarda l’idea della Cappella Sistina.

OPERE IN TUTTO IL MONDO

L’azienda Poli è abituata alle sfide. La più ardita: evangelizzare attraverso la bellezza, non solo l’Italia, ma anche “restituendo” opere al mondo: da Xiamen (Cina) a Dubai, da Baku (Azerbaijan) a Shanghai, da Beirut (Libano) a Copenaghen (Danimarca), d Singapore a San Pietroburgo (Russia). E, naturalmente, lo Stato Vaticano, nei cui giardini fanno bella mostra di sé mosaici e sculture commissionati in diversi anni da ambasciate di Paesi stranieri.

«Con l’arte sacra esprimiamo anche la nostra cattolicità e i nostri valori – afferma il patriarca Albano -. Valori che egli ha “allenato” fin da ragazzo, sotto la guida di don Giovanni Calabria, oggi santo. E siccome i lavori realizzati sono anche un pezzo di cuore, si è inteso celebrarli con la collana editoriale I Miliari, un titolo che ne sottolinea l’unicità. Magari questi volumi diventeranno i manuali di studio della scuola d’arte che i Poli intendono realizzare all’interno del perimetro aziendale. Un luogo dove i ragazzi potranno imparare un mestiere, ma anche dove potranno studiare la storia di quel mestiere, perché – conclude Albano Poli -, affinché niente vada perduto, bisogna crederci sempre».

© 2022 Romina Gobbo 

pubblicato su Credere - anno IX - n. 51 - domenica 18 dicembre 2022 - pagg. 16, 17, 18, 19

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