San Romano e i suoi cent’anni nella terra delle Natività d’Italia

«Siamo tutti mezzi sciancati, ma siamo operativi». Scherza Paolo Barro sul fatto che la decina di appassionati che anche per questo Natale ha realizzato il presepio di San Romano, nel comune di Montopoli Valdarno, in provincia di Pisa, sta nella fascia dai 65 agli ottant’anni. Eppure, l’entusiasmo non viene meno, anzi, è proprio il collante che permette a questa iniziativa di continuare a esistere. Nata con i frati, oggi è appannaggio di questo gruppetto di volontari. Anno dopo anno, andando a ritroso, si arriva al 1922 quando, dopo il restauro del convento, il francescano padre Adriano Diani realizzò un primo presepio all’interno di una cappella della chiesa, oggi santuario della Madre della Divina Grazia. Da allora, la tradizione non è mai venuta meno, né durante la seconda guerra mondiale, e neppure negli anni della pandemia da Covid. «Il fatto che il presepio oggi sia nel chiostro all’aperto ci ha agevolato, è stato sufficiente contingentare le visite», aggiunge Barro. Con i suoi cento anni, il presepio di San Romano si caratterizza per essere uno dei più longevi che aderiscono a Terre di Presepi, il network presepiale che dal 2014 mette in rete le Natività d’Italia. Tuttavia, la sua vera fama inizia nel 1994, quando padre Daniele Ninci decise di trasferire all’esterno la rievocazione. «In quegli anni i presepi restavano chiusi fra le mura di casa. Siamo orgogliosi di dire che noi per primi in questo territorio abbiamo contribuito a riportare l’attenzione sul presepio – riprende Barro -, rendendolo pubblico, visitabile. Un po’ alla volta altri comuni limitrofi ci hanno seguito: da Cigoli a Cerreto Guidi, e via via».

L’altra peculiarità del presepio di San Romano sono le sue dimensioni monumentali: 300 metri quadrati, circa 2.000 statuine, settanta movimenti elettrificati, sei pompe idrauliche che formano laghi e cascate, montagne e paesaggi costruiti con iuta imbevuta nel cemento, erba vera, seminata ad ottobre, quando, dopo il 4, giorno di san Francesco, si dà il via alla costruzione, e chilometri di filo elettrico per garantire tutto il funzionamento. I volontari-costruttori per l’occasione diventano muratori, elettricisti, idraulici, giardinieri… A loro dà man forte fra Marco Sebastiani.

«Il manufatto dev’essere realizzato con tutti i crismi – dice ancora Barro –, perché all’aperto prende acqua, freddo e vento. Un Natale è stato totalmente coperto dalla neve. Non abbiamo un tema particolare, però, per esempio, la capanna ha da sempre un ruolo privilegiato. Quest’anno l’abbiamo collocata all’interno di una grotta a grandezza reale, dove i visitatori possono vivere l’emozione di essere di fronte alla Sacra Famiglia».

© 2022 Romina Gobbo 

pubblicato su Avvenire - venerdì 23 dicembre 2022 - cartaceo e online

https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/la-storia-san-romano-e-i-suoi-cent-anni-nella-terra-delle-nativita-d-italia
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