La Gerusalemme ebraica nelle fonti musulmane

Il ministro per la sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, leader del partito di estrema destra “Otzmà Yehudit”, scortato da decine di agenti, il 3 gennaio si è recato sulla Spianata delle Moschee di Gerusalemme, che per gli ebrei è il Monte del Tempio. Questo ci riporta alla “passeggiata” di Ariel Sharon a settembre 2000. Speriamo che le conseguenze non siano altrettanto nefaste. Quello di
Sharon, infatti, fu un atto dimostrativo che innescò la seconda Intifada. Fu forse quello il momento in cui ci si accorse che nel conflitto israelo-palestinese, Gerusalemme Est e, in particolare, quell’area, sacra per tutte e tre le religioni monoteiste, è quella dall’equilibrio più delicato. Soprattutto fra ebrei e musulmani si gioca una partita intellettualmente poco onesta, perché tende ad escludere il diritto dell’altro al proprio luogo “sacro”, e questo anche alterando la narrazione.

Il 13 ottobre 2016 l’Unesco ha approvato una delibera che afferma che sono riconosciuti come luoghi santi esclusivamente islamici. Un provvedimento che ha scatenato la polemica in Israele, e che ha indotto gli scrittori Yitzhak Reiter e Dvir Dimant a ricercare nelle fonti la veridicità o meno di quanto addotto. Il risultato è contenuto nel saggio Il Monte del Tempio. Ebraismo, Islam e la Roccia contesa, tradotto da Vittorio Robiati Bendaud con postfazioni sua e di Antonia Arslan (Guerini, pagine 208, euro 18,50). Il volume riporta estratti da una mole notevole di fonti classiche islamiche che attestano che l’area dove oggi sorgono la Cupola della Roccia e la moschea al-Aqsa, è la stessa del Primo e Secondo Tempio, sacri agli ebrei, entrambi andati distrutti. I riferimenti al Monte del Tempio, inscritto nel suo antico contesto ebraico, si trovano nella letteratura delle lodi per Gerusalemme, in alcune cronache islamiche, nei commenti al Corano e in alcuni libri geografici. E a parlarne sono numerosi autori islamici importanti: «Il riconoscimento – scrivono gli autori – del legame ebraico con il Monte del Tempio garantisce all’islam la legittimità di essere ciò che è, una continuazione della fede monoteista e dei suoi primi profeti, di cui Muhammad fu l’ultimo nella successione».

Perché allora questa storia viene negata? Per ignoranza, come ha potuto constatare lo stesso Robiati, «un gran numero di musulmani ignora le proprie fonti classiche in lingua araba, un ricco corpus letterario che riconosce la storia ebraica di Gerusalemme, come pure i luoghi sacri ebraici». O per dolo: chi afferma che non vi sia alcuna comprova scientifica dell’esistenza di un santuario ebraico sul Monte del Tempio; chi sostiene che non vi sia connessione alcuna tra gli ebrei di oggi e gli israeliti di epoca biblica; chi avanza la tesi che il Tempio ebraico non si sarebbe trovato nell’antica terra di Israele/Palestina. Tesi che sembrano strizzare l’occhio ai potentati arabi. Dal negazionismo è la Arslan a mettere in guardia: «Il popolo armeno, non solo è stato vittima di un genocidio – scrive -, ma la storia armena è stata negata, cancellata e sostituita da un’altra, che ha dichiarato quella precedente falsa, illegittima e ingiuriosa».

L’edizione italiana di questo volume è stata voluta e finanziata dal network internazionale Christians in Need Foundation, impegnato nella difesa dei cristiani d’Oriente.

© 2023 Romina Gobbo 

pubblicato su Avvenire - Agorà - sabato 7 gennaio 2023 - pag. 19
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