Dopo quasi un anno di carcere, il 12 novembre, l’Algeria ha rilasciato Boualem Sansal, scrittore franco-algerino, tra i candidati, nel 2014, al Nobel per la Letteratura per le sue battaglie contro il fondamentalismo islamico. Ne avevo parlato a lungo con lui qualche anno fa, mentre presentavo, a Bassano del Grappa (Vicenza), il suo libro “Nel nome di Allah”.
Segnato dal “decennio nero”, per il Paese nordafricano il fondamentalismo è una sorta di incubo mai superato. L’attenzione è altissima da parte del presidente Abdelmadjid Tebboune e dell’élite militare e civile al governo, che garantisce la stabilità politica attraverso un massiccio controllo.
Dunque, chi condanna il terrorismo andrebbe elogiato. Ma Sansal è anche un intellettuale che non ha risparmiato critiche al potere. La sua liberazione dimostra che nel Paese nordafricano le voci di dissenso – se tali rimangono – sono a mala pena tollerate. L’Algeria, inoltre, è sempre coerente nella sua posizione a favore dei palestinesi e dell’autodeterminazione del popolo sahrawi.
Sul piano commerciale, l’Italia è uno dei principali partner europei, con scambi bilaterali pari a 14 miliardi di euro nel 2024. Sul piano economico, il Paese nordafricano rimane dipendente dalle esportazioni di gas e petrolio. La maggior parte del territorio dell’Algeria è coperto da deserto, che attira un numero crescente di turisti, affascinati anche dal mix di influenze berbere, arabe e francesi.
Non può mancare un’escursione sull’altopiano vulcanico dell’Assekrem, a 2.800 metri, 80 km da Tamanrasset, la città dei touareg. Vi si trova l’eremo del beato Charles de Foucauld, che lasciò l’esercito francese per diventare sacerdote. Ma fu anche geografo, esploratore e meteorologo. Qui, alla “fine del mondo” (questo è il significato del nome Assekrem in lingua locale), dove le stelle sembrano così vicine da poterle toccare, visse in preghiera.
© 2026 Romina Gobbo
pubblicato sul Messaggero di Sant’Antonio – giovedì 1 gennaio 2026 – pag. 10


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