«Il San Luca continuerà a radicarsi nel sistema sanitario, garantendo assistenza alle persone più bisognose in un clima di pace, giustizia e speranza. Puntiamo a qualità, equità e finanziamento della salute per arrivare alla copertura sanitaria universale. Il futuro sarà il “nuovo volto” dell’ospedale: i prossimi 25 anni iniziano oggi!». Così Lukas Teshome Fikre, vescovo dell’eparchia di Embeder (regione di Oromia, Etiopia), intervenuto, lo scorso 11 dicembre, alla cerimonia celebrativa del quarto di secolo dell’ospedale San Luca di Wolisso e dell’annessa Scuola di formazione in infermieristica e ostetricia. Presente monsignor Giuseppe Andrea Salvatore Baturi, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, dalla quale, come segno di solidarietà del Giubileo del 2000, arrivarono i fondi che permisero a Medici con l’Africa Cuamm di costruire la struttura, poi affidata alla gestione della Chiesa cattolica etiope.
«In questa regione vivono circa un milione e 240mila abitanti,. All’epoca, in una fascia di territorio lunga 350 km tra Addis Abeba e Jimma non esistevano ospedali, né scuole di formazione sanitaria. Pertanto, questo progetto rappresentava una risposta concreta a un bisogno reale», racconta don Dante Carraro, direttore generale di Medici con l’Africa Cuamm, Ogn padovana che non ha mai fatto mancare il proprio supporto finanziario, ma anche professionale, attraverso l’invio di medici strutturati e di giovani specializzandi.
Oggi il San Luca conta 163 posti letto, un pronto soccorso, reparti medici e chirurgici e una maternità da oltre tremila parti l’anno. Nel corso degli ultimi 25 anni, l’ospedale ha registrato numeri importanti: 250mila ammissioni, 1 milione 600mila visite ambulatoriali, 70mila parti, 160mila visite prenatali, 255mila vaccinazioni e 67mila interventi chirurgici maggiori. Inoltre, nella scuola annessa si sono diplomati oltre 906 professionisti. «Festeggiamo ma, soprattutto, rinnoviamo il nostro impegno a favore dei più fragili», conclude don Dante.
© 2026 Romina Gobbo
pubblicato sul Messaggero di Sant’Antonio – Editoriali – domenica 1 marzo 2026 – pag. 10


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