L’Onu l’ha riconosciuta come il più grande crimine contro l’umanità con 12 milioni di deportati
Solo poche settimane fa, il 25 marzo 2026, con 123 voti favorevoli, l’opposizione dei soliti noti – Stati Uniti, Israele, Argentina –, e 52 astenuti, tra cui il Regno Unito, gli Stati dell’Unione Europea e l’Italia, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la proposta del Ghana, sostenuta dall’Unione Africana e dalla Comunità dei Caraibi, di riconoscere la tratta transatlantica come «il più grave crimine contro l’umanità».
Il risultato è un Documento che afferma che «le conseguenze della schiavitù persistono sotto forma di razzismo strutturale, disuguaglianze razziali, sottosviluppo, emarginazione e disparità socioeconomiche che colpiscono gli africani e le persone di discendenza africana in tutte le parti del mondo». Ora per il Ghana si tratta di portare al centro del dibattito internazionale il tema della giustizia riparativa. «Che non ci sarà regalata. Come l’indipendenza politica, deve essere affermata, perseguita e conquistata attraverso determinazione e unità», ha dichiarato il presidente ghanese, John Dramani Mahama. Anche perché esistono ostacoli di natura politica e giuridica, come il principio di non retroattività. Nel 2022, i Paesi Bassi hanno riconosciuto le proprie responsabilità, ma hanno escluso riparazioni finanziarie dirette, preferendo destinare 200 milioni di euro a iniziative sociali e culturali.
Attraverso la tratta transatlantica, dal XV al XIX secolo, tra i 12 e i 15 milioni di persone originarie dell’Africa occidentale e centrale furono deportate verso le Americhe, dove furono costrette a lavorare soprattutto nelle piantagioni e nelle miniere, in condizioni di schiavitù. Non si trattò solo di lavoro forzato, ha affermato il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ma di «un meccanismo di sfruttamento di massa e di deliberata disumanizzazione di uomini, donne e bambini». Un fenomeno di tali dimensioni ebbe conseguenze importanti sia nel continente lasciato, che vide un notevole tracollo demografico, perché a essere deportata fu la miglior generazione, e che da allora vive instabilità politica e conflitti armati, che in quello di arrivo.
Le popolazioni africane in diaspora forzata rielaborarono memorie, concezioni e pratiche culturali dei luoghi di origine. In questi nuovi contesti nacquero rivendicazioni politiche come il panafricanismo, che, considerando gli africani e gli afrodiscendenti un’unica comunità, interessò entrambe le sponde dell’Atlantico e fu centrale nelle lotte per la decolonizzazione. La data del voto ha coinciso con quella dell’approvazione, da parte del Parlamento britannico, dell’Abolition of the Slave Trade Act (25 marzo 1807) che sancì l’abolizione della tratta atlantica degli schiavi.
Inoltre, nel 2007, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 25 marzo «Giornata internazionale per la commemorazione delle vittime della schiavitù e della tratta transatlantica degli schiavi». Per giungere a questa Risoluzione che, anche se non vincolante, potrà riportare al centro questioni come le riparazioni e la cancellazione del debito, l’iter è stato lungo. L’idea della tratta come crimine contro l’umanità era già stata avanzata dal movimento abolizionista del XIX secolo.
Poi, nel 1993, durante la prima Pan African Conference on Reparations for African Enslavement, Colonization and Neo-colonization, fu adottata la Dichiarazione di Abuja. Afferma che le nazioni arricchitesi con la tratta degli schiavi e il colonialismo hanno un debito storico verso i popoli africani. Inoltre, schiavitù e colonialismo sono inquadrati come crimini contro l’umanità. Concetto ribadito nel 2001 dalla conferenza delle Nazioni Unite tenutasi a Durban, in Sudafrica. L’annuncio della Risoluzione durante l’80esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel settembre 2025, fu l’occasione per l’Unione Africana di proclamare il 2025 come «Anno della giustizia per gli africani attraverso le riparazioni». Il resto è storia di oggi.
© 2026 Romina Gobbo
pubblicato sul Giornale di Brescia – Commenti e Opinioni – domenica 17 maggio 2026 – pag. 7


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