Alti prelati in ginocchio nella Plaza Mayor di Lima, davanti ai campesinos peruviani. Una richiesta di perdono enfatizzata dal gesto.
«Saremmo dovuti venire vent’anni fa». Le parole di monsignor Jordi Bertomeu-Farnós, officiale del Dicastero per la Dottrina della Fede, esprimono la consapevolezza di un’assunzione di responsabilità tardiva da parte della Chiesa nei confronti delle vittime di oltre un decennio di vessazioni, persecuzioni, espropri terrieri da parte del Sodalitium Christianae Vitae, Società di vita apostolica fondata nel 1971.
Nel giorno della solennità di Pentecoste, nella parrocchia di San Juan Batista a Catacaos, regione di Piura, monsignor Jordi con gli arcivescovi Carlos Castillo Mattasoglio (Lima), Pedro Barreto (metropolita emerito di Huancayo), Luciano Maza (Piura) e Alfredo Vizcarra (Trujillo), ha concelebrato una messa di “perdono e riconciliazione”.
Il commissario apostolico vaticano era stato inviato nel nord del Perù lo scorso anno per avviare un canale di ascolto delle vittime del “Sodalicio”, sciolto da papa Francesco il 14 aprile 2025, pochi giorni prima di morire, a conclusione dell’indagine vaticana atta a verificare la fondatezza delle accuse. La protezione del Santo Padre era stata invocata da Paola Ugaz, la giornalista che, insieme al collega Pedro Salinas, ha raccolto le testimonianze delle vittime, nel libro “Il caso Sodalicio”. Un lavoro di inchiesta costato ai due autori minacce, denunce e “macchina del fango”. Ma il libro ha anche dato il “la” alle indagini della Procura peruviana, che hanno portato a diversi provvedimenti per abusi fisici e psicologici, e illeciti finanziari. Per «non dimenticare», è nato “Proyecto Ugaz”, non solo uno spettacolo teatrale, ma «un atto di giustizia», che dà «voce e volto a un dolore troppo a lungo messo a tacere», ha detto Papa Leone, che il Perù lo conosce bene.
© 2026 Romina Gobbo
pubblicato sul Messaggero di Sant’Antonio – luglio/agosto 2026 – n. 7 – pag. 12


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