Tunisi si avvia a diventare Capitale araba del turismo 2027. Il programma del governo è quello di illuminare luoghi meno conosciuti del Paese. Lo ha dichiarato all’Économiste Maghrébin. il ministro del Turismo Sofiane Tekaya. Non più, dunque, solo turismo balneare. Non più solo Hammamet e Djerba, ma anche città storiche, siti archeologici, deserto, oasi, isole, patrimonio culturale e artistico, gastronomia e artigianato, con l’obiettivo di attirare anche un turismo culturale, ecologico, sportivo, d’affari, medico e termale. A questo proposito, va ricordato che a una trentina di chilometri da Gabès, seconda città più grande della regione meridionale dopo Sfax, si trova il comparto termale di El Hamma che, con oltre una dozzina di stabilimenti, attira oltre 170mila visitatori l’anno.
Rinomata fin dall’antichità romana con il nome di Aquae Tacapitanae, questa località vanta sorgenti naturali di acqua calda che sgorgano a circa 45 °C, ricche di minerali e solfati, particolarmente indicati per la cura di affezioni reumatiche, articolari e dermatologiche. Gabès va assolutamente visitata. Si tratta, infatti, di un’oasi costiera, unica al mondo per l’immenso palmeto affacciato sul mare. Resa famosa fin dai tempi dei Romani dalla produzione di datteri di alta qualità, e raccontata da Plinio il Vecchio. Gli abitanti hanno voluto omaggiare la palma con un monumento dedicato, sito in entrata di città.

«Si tratta della celebre scultura chiamata “La Femme au Palmier”, realizzata dal noto scultore tunisino, ora scomparso, Habib Sedki – spiega Sihem Zrelli, ambasciatrice del turismo tunisino in Italia – recentemente restaurata, la scultura rappresenta una donna che abbraccia una palma e regge una giara d’acqua. L’obiettivo è incarnare la storia rurale – ecco perché di colore oro come le spighe – e l’identità profonda di Gabès. Contiene, quindi, i tre simboli chiave: la palma, che richiama le famose oasis di Gabès, considerate uniche al mondo perché affacciano direttamente sul mare. La donna, che simboleggia bellezza e forza, caratteristiche delle donne tunisine, ma anche la terra, la fertilità e la vita. E la Giara, che evoca l’acqua, l’irrigazione della terra e lo storico legame rurale con l’ambiente circostante».
Vale un giro il suq, dove si possono trovare frutta, abbigliamento, accessori, le tipiche ceste artigianali, tante spezie colorate – ricordando che qui il piccante è piccante davvero -, e la polvere di henné, con la quale le donne locali si disegnano tatuaggi bene auguranti nel corpo. Il cous-cous, tra le pietanze, regna sovrano, ma anche il pesce non manca mai, pescato fresco al porto. Mentre nell’Oasis il tipico pane arabo viene ancora cotto sulla graticola come ai tempi delle nonne. Non solo datteri, ma anche melograni, perché il governatorato di Gabès ne produce in grande quantità. Nella frazione di Gabès, Ketana, si svolge un festival dedicato, così a Testour, cittadina del nord. Il melograno tunisino sarà anche presentato alla fiera Fruit Attraction in programma a Madrid dal 6 all’8 ottobre. A Gabès da visitare c’è anche il mausoleo del santo Sidi Boulbaba che, secondo la leggenda, fu il barbiere del profeta dell’Islam, Muhammad. Al Museo delle Arti e tradizioni popolari si possono scoprire i molteplici costumi, tessiture, tappeti e bijoux caratteristici della regione. Per gli amanti dell’ornitologia, il Golfo è uno dei più grandi luoghi di svernamento di uccelli del Mediterraneo.


Nei dintorni, località che si affacciano sul mare, come Ghannouch, Zarat, Ketana, che hanno potuto contare anche su un programma di riqualificazione finanziato dall’Italia, stanno attirando il turismo balneare. Il litorale, che comincia da qui, si estende fino a una quarantina di chilometri a sud. «Le nostre spiagge sono grandi, spaziose, con la sabbia bianca e fine, e l’acqua è calda, perché a Gabès per quasi undici mesi è estate», conclude Zrelli.
A circa trenta chilometri a sud, c’è il regno degli appassionati di storia della Seconda guerra mondiale, il Museo di Mareth conserva il ricordo della linea delle fortificazioni costruite dai francesi, poi occupate dal maresciallo Rommel. Parte del Governatorato di Gabès è anche Tamezreth, arroccato sulle pendici di una collina a circa 460 metri di altitudine; vi si trova il museo berbero fondato negli anni ’90 da Monji Bouras, vero paladino della cultura, che si è dedicato a raccogliere oggetti che testimoniano la vita dei suoi antenati. Da qui si prosegue verso Matmata, villaggio berbero incastonato tra i rilievi montuosi del Dahar e le porte del deserto del Sahara, conosciuto in tutto il mondo per le tradizionali abitazioni troglodite.
Concepite secondo lo schema classico delle case tunisine – un cortile centrale circondato da stanze -, sono completamente sotterranee. Questo design ingegnoso – che ha plasmato pareti di roccia e d’argilla – protegge la popolazione locale dal caldo torrido estivo (oltre i 50°) e dal freddo invernale (la temperatura scende anche sotto i 5°), mantenendo all’interno, d’inverno il calore, e d’estate la frescura. A contribuire alla fama di Matmata è stata anche la scelta del regista George Lucas, di utilizzare questo suggestivo contesto dall’aspetto lunare come set per Guerre Stellari.
© 2026 Testo e foto di Romina Gobbo
pubblicato sul sito di ITP – Italian Travel Press – sabato 3 ottobre 2026





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